Adolescenti, paranoia e social network di Giulio De Santis Psicologo a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

 

social-network-iconsIn un mondo in cui la realtà virtuale si sostituisce a quella reale fino a superarla,, l’immagine sta diventando sempre più importante. Questo è un dato di fatto: gli adolescenti costruiscono la propria identità osservando quello che i loro coetanei postano su facebook, confrontano i loro successi in un mondo virtuale come se quello che appare fosse davvero lo specchio della vita di ognuno, in tempo reale vengono elevati, giudicati, presi in giro o elogiati. I gruppi delle piazze, i pomeriggi per le strade, la vita di quartiere, vengono sostituiti con i gruppi virtuali; si mette un “mi piace” per avere qualcosa in comune con la “tipa” alla quale non si ha il coraggio di parlare dal vivo, si conoscono i gusti delle persone prima di incontrarle perdendo quel sano scambio di idee e rinunciando ad esporsi per paura di un rifiuto, in caso “ci wozzappiamo più tardi”. I giudizi stanno prendendo il posto delle emozioni, il coraggio di mettersi in gioco sostituito con la rinuncia a prendersi un impegno, la responsabilità di una scelta è delegata a wikipedia. I consigli si cercano nei forum, le ricette nei siti appositi, il contatto reale è un rischio che pochi sono disposti a correre e, quando accade, l’imbarazzo è alle stelle. Le prime esperienze con l’altro sesso sono diventate cose “mecccaniche” da fare con persone che non interessano pur di non mettersi in gioco con l’amata che, quando non è impegnata nei suoi deliri di onnipotenza e desideri di dominazione del ragazzo che “sbava” per lei, non fa altro che postare foto di quanto è bella e ricercata da tutti; dentro di sé invece spesso soffre perché nessuno ha il coraggio di farsi sotto e, se qualcuno ci riesce, è solo per mettere il trofeo in vista il giorno dopo taggandosi in un locale con la bella di turno, magari anche con un check in su foursquare. Quello che si pensa lo si dice al mondo su twitter, come se si fosse così importanti da attirare l’attenzione del mondo, come se il mondo fosse “tutto intorno a noi”, per il lavoro c’è linkedin, perché andare a portare il curriculum di persona? La foto la si mostra al mondo su Instagram, con Shazam so qual è il gruppo che ha fatto la stupenda canzone che sto ascoltando, che tra due giorni non ricorderò più…

Se l’avanzare della tecnologia ha i suoi indubbi risvolti positivi, da un punto di vista psicologico ne ha anche di negativi. Nella mia pratica clinica osservo un sensibile aumento di disturbi legati alla sfera relazionale soprattutto per una galoppante paura del giudizio e del rifiuto, un seme che spesso fa nascere tratti paranoici che portati all’estremo finiscono per far credere che tutto il mondo stia complottando verso di noi: il mondo ci osserva! Si inizia a temere che il mondo faccia con noi quello che noi facciamo con il mondo: se io non faccio altro che giudicare sicuramente gli altri stanno facendo lo stesso con me! Senza parlare del fatto che questi tratti vengono spesso esaltati dall’abuso di droghe che, nessuno lo dice, hanno come effetti collaterali proprio lo sviluppo di questo tipo di disturbi, anche quelle leggere.

Anche se esiste sempre un fondo di verità nella paranoia, spesso si cade nel tranello della profezia che si autoavvera, con le ovvie conseguenze. Così la paranoia cresce, si diventa sempre più incapaci e ci si rifugia dallo psicologo che deve “cambiarmi senza cambiarmi”. I compiti che portano l’adolescente a spingersi più in là del mondo virtuale, compiti ridicoli se prescritti alla maggior parte delle persone della generazione degli anni settanta/ottanta, sono vissuti come impossibili da svolgere, la paura di mettersi in gioco rasenta il ridicolo agli occhi di chi faceva a botte per conquistare la propria dimensione, la paura del giudizio e del rifiuto degli altri sono “veleni” troppo difficili da espellere, soprattutto se l’unico amico è diventato ormai il computer. Il paradosso prodotto dai social network è proprio il fatto che, arrivati a questo punto, ci si sente così inetti che ci si cancella dai social per paura che gli altri mi giudichino uno “sfigato”. La gara al più “figo” si arresta, la resa davanti al mondo che osserva lascia vuoti davanti ad un pc pieno di dati e se ho qualche idea guai a scriverla su un blog, tutti mi prenderebbero in giro! Tutto questo crea persone che poi credono che il lavoro in cui non si dipende da qualcuno che garantisca uno stipendio è “precariato”, di mettersi in proprio non se ne parla, troppo alto il rischio di fallire, se non si ha un posto a tempo indeterminato non ci si sente “sistemati” e il vittimismo regna sovrano. L’unica alternativa è unirsi contro un nemico comune, o rimanere con mamma e papà.

La cosa curiosa è che a fine terapia, una volta conquistata la fiducia in se stessi, spesso queste persone diventano punti di riferimento per altre persone con gli stessi problemi, ma solo pochi sono poi disposti a perdere tempo con quegli “sfigati”.

Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

riceve a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto (AP)

Tel.: 3333763710 e-mail:desantisgiulio@gmail.com

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