Fobie Sociali

È la paura di non sentirsi all’altezza in situazioni in cui sono presenti altre persone, spesso percepite come giudicanti la propria condizione, in special modo è la convinzione di essere “non interessanti”; a volte è presente un’eccessiva attenzione alla possibilità che gli altri si accorgano delle proprie reazioni fisiche, che si presentano immancabilmente proprio a causa della paura stessa o del tentativo di controllarla. Così la paura di arrossire, che le mani tremino e che lo stomaco inizi ad emettere strani rumori udibili dagli altri, generano le reazioni temute e instaurano dei comportamenti di tipo evitante, oppure, nel caso in cui rimanga la tendenza ad affrontare, si prendono precauzioni quali truccarsi eccessivamente il viso, evitare di prendere oggetti con le mani tremanti nascondendole il più possibile dalla vista degli altri, evitare di fare colazione per cercare di neutralizzare i rumori dello stomaco, fino ad evitare del tutto le relazioni sociali o comunque a viverle con particolare imbarazzo. L’attenzione, più che su di sé, è focalizzata sugli altri e sul fatto di poter essere giudicati deboli, ansiosi, “pazzi”, stupidi o asociali. La visione circolare (vedi sezione Psicoterapia Breve Strategica), che caratterizza l’approccio strategico allo studio delle patologie umane, si rivela più che mai in questo tipo di disturbo, in cui ciò che più è temuto diviene realtà proprio come accade nel fenomeno della profezia che si autorealizza. Questo fenomeno, alla base anche dei disturbi paranoici, è stato introdotto dal sociologo americano Robert K. Merton nelle scienze sociali nel 1948 come una supposizione o profezia che, per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità”. Merton trasse ispirazione dalla formulazione che un altro celebre sociologo americano, William Thomas, aveva dato di quello che è passato alla storia come il Teorema di Thomas che recita: Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”.

Analogamente nelle relazioni sociali, se ci si aspetta che una persona sia fredda e scostante o socievole ed estroversa si tenderà ad assumere nell’interazione un atteggiamento che, con ogni probabilità, farà tendere la persona ad assumere tale modalità interattiva. Le aspettative influenzano anche la percezione di sé dei soggetti che ne sono bersaglio, con conseguenze che possono essere sia positive che negative.

Per questo, in un’ottica strategica, si tende ad evitare di parlare di fobia sociale, avvicinando questo disagio più ad un disturbo di tipo paranoico, che si trasforma in fobia a causa degli evitamenti (vedi sezione paranoia e manie di persecuzione).

I protocolli adottati dal modello strategico in questi casi prevedono semplici manovre con effetti spesso sbalorditivi riscontrabili già dopo la prima seduta.

Dr. Giulio De Santis

Psicologo – Psicoterapeuta – Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS Bologna riceve a:

Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

Tel. 3333763710 e-mail: desantisgiulio@gmail.com

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