Anginofobia: la paura di morire soffocati ingoiando


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Immaginate di essere a casa con gli amici più intimi, dopo i soliti convenevoli, tra risate e battute, vi accingete a consumare un pasto, cosa piacevole per la maggior parte delle persone, ma per voi inizia quello che già sapete essere un calvario. Mentre tutti continuano a scherzare, voi iniziate a perdere tempo, cercate di aiutare in cucina e fare qualsiasi cosa pur di non mettervi a sedere, ma quando arriva il momento e siete costretti a farlo, parte l’ansia. Cercate di non pensare, ma pensare di non pensare è già pensare, così vi preparate l’immancabile bicchiere d’acqua che vi aiuterà in caso di bisogno e lanciate uno sguardo di richiesta di aiuto al vostro partner o a quella persona amica che sa tutto di voi e che sapete essere pronta ad intervenire in caso di necessità. Vi volge un cenno di incoraggiamento guardando il vostro piatto come per incitarvi a provare per l’ennesima volta a fuggire da quella che ormai è diventata la vostra più ineluttabile condanna: la paura di ingoiare e morire soffocati a causa di qualcosa che si blocca in gola. Iniziate a guardare a tavola alla ricerca della cosa più facile da ingerire, e mentre tutti fanno passare vassoi invitandovi a mangiare qualsiasi cosa a voi non rimane che sorridere imbarazzati al loro sguardo interdetto in risposta al vostro ennesimo rifiuto. Inventate una balla, dite che non state bene e che mangerete poco, ma qualcosa bisogna pur mettere nel piatto e così arriva in soccorso il vostro amico che vi propone cose che sa potrebbero essere da voi tollerate. Accettate incerti e iniziate a mangiucchiare qualcosa ma l’ansia, puntuale come un orologio svizzero, è lì ad aspettarvi impietosa. Masticate il cibo più sicuro fino a ridurlo ad una poltiglia liquida attendendo il momento giusto per deglutire ma rimandate e rimandate fino a quando, vedendo gli altri ormai alla fine della portata, vi fate coraggio e prendete un sorso d’acqua, contate fino a tre, chiudete gli occhi sperando di non morire, e provate a mandare giù, li riaprite e anche questa volta ce l’avete fatta. Gli altri vi guardano domandandosi cosa fare con il vostro piatto, se volete finirlo o se magari non avete gradito la pietanza, ma voi avete la scusa pronta, ripetete che non state bene, l’amico vi guarda, vi sorride compassionevole, vi copre facendo una battuta su di voi, vi scappa un sorriso di assenso, chiedete per l’ennesima volta se serve una mano in cucina, poi vi alzate e andate in bagno sapendo che lo specchio è gia pronto ad accogliere le vostre lacrime.

L’anginofobia è un disturbo molto diffuso quanto facile da curare con la terapia breve strategica, a volte inizia in seguito ad un evento scatenante, una situazione di rischio di soffocamento vissuta in prima persona o alla quale si è assistito, a volte parte da un dubbio, ma il momento che sancisce lo strutturarsi della fobia vera e propria è quello in cui si decide di prendere precauzioni e di mettere in atto evitamenti, è in quel momento che la credenza viene cristallizzata e il livello della qualità della vita è destinato a crollare. Si evitano cibi solidi, granulosi o fastidiosi in gola (pasta lunga, frutta secca, ananas, pelle del pomodoro, mozzarella filante, verdure filamentose, legumi, nervi della carne, prosciutto ecc.) si chiede aiuto ad amici e parenti che, con le migliori intenzioni, assecondano i tentativi di soluzione fallimentari, peggiorando la situazione e irrigidendo ancora di più la percezione del problema e le reazioni ad esso. Spesso sono presenti rituali in fase di deglutizione che danno a chi li mette in atto un’illusione di controllo che in realtà altro non è se non l’inizio della più acerrima schiavitù. Immancabili sono gli aiuti derivati dai liquidi, visti come l’unica ancora di salvezza contro il temuto evento, ma l’azione nella quale si ripone maggiore speranza è, inevitabilmente, il processo di masticazione; spesso si arriva a masticare un piccolo boccone anche cento volte prima di sentirsi sicuri di essere in grado di deglutire senza rimanere soffocati e a nulla valgono le rassicurazioni di amici e familiari riguardo la bassissima probabilità della realizzazione del peggior incubo. Alcune persone fanno degli strani movimenti con il corpo mentre deglutiscono nella speranza di facilitare quella che dovrebbe essere una delle azioni più naturali del nostro organismo, altri ripetono mentalmente delle frasi rassicuranti, altri ancora sminuzzano il cibo o tentano di schiacciarlo fino a renderlo un omogeneizzato. Il risultato è, nei casi più estremi, il totale evitamento del cibo, più in generale l’impossibilità di vivere una vita socialmente accettabile, soprattutto in ambito relazionale.

La terapia breve strategica da anni ha messo a punto rigorosi protocolli suddivisi in fasi scandite da prescrizioni che sono in grado di aiutare chiunque soffra di questo invalidante disturbo a riprendere in mano le redini della propria vita e recuperare il tempo perduto.

Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

riceve a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto (AP)

Tel.: 3333763710 e-mail:desantisgiulio@gmail.com

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