Effetto spettatore di Giulio De Santis Psicologo Milano – Bologna – San Benedetto del Tronto

kittygenovese_drawingIn psicologia sociale Latané e Darley resero noto un particolare effetto denominato “effetto spettatore” (bystander effect) o “effetto Genovese”, il quale studio iniziò proprio da un triste fatto avvenuto a New York avente come  protagonista una donna di nome Kitty Genovese. (Rosenthal A.M., (1964). Thirty-Eight Witnesses: The Kitty Genovese Case. University of California Press. ISBN 0-520-21527-3.)

H. Tajfel e C. Fraser. Introduzione alla psicologia sociale. Il Mulino. Bologna. 1984 (p. 170.

Il 13 Marzo 1964 Kitty Genovese, intorno alle 3.15, stava parcheggiando nei pressi della propria abitazione quando fu avvicinata da un uomo che, improvvisamente, dopo averla rincorsa, le sferrò un attacco con un coltello trafiggendola più volte alla schiena. La donna cominciò ad urlare il suo dolore a qualcuno che la potesse sentire ma, stranamente, solo pochi vicini riconobbero quelle grida come una richiesta di aiuto. Uno di questi intimò l’aggressore con parole del tipo “lascia stare quella donna!”, l’aggressore scappò e Kitty Genovese, lentamente, iniziò a trascinarsi verso il suo appartamento.

Le prime chiamate alla polizia risultarono poco chiare, per cui gli agenti diedero la priorità ad altre emergenze; un testimone riferì che suo padre chiamò la polizia affermando che una donna “era picchiata selvaggiamente ma era levata in piedi e barcollava all’intorno”. Altri testimoni videro Moseley andarsene in auto e tornare dopo dieci minuti per cercare la sua preda finché la trovò accasciata  semicosciente in un corridoio nel retro di un edificio. Moseley procedette ad un secondo attacco pugnalandola violentemente per più volte quando, oramai ridotta in fin di vita, la violentò. Le rubò circa 49 dollari e la abbandonò agonizzante. L’aggressione durò circa 30 minuti in totale.

Un secondo testimone chiamò la polizia che arrivò con l’ambulanza, Kitty morì nel tragitto verso l’ospedale.

Anche se il New York Times riportò 38 testimoni in tutto, le indagini rilevarono che furono circa una dozzina le persone che assistettero all’accaduto, sebbene nessuno fosse stato in grado di osservare l’intero fatto. Solo i due testimoni che chiamarono la polizia si resero conto che una donna era stata pugnalata, gli altri risultarono del tutto inconsapevoli dell’omicidio in corso; alcuni interpretarono ciò che videro e udirono come un litigio amoroso o come schiamazzi notturni di ubriachi o di giovani amici.

Moseley, una volta catturato, confessò il delitto insieme ad altri due simili, fu diagnosticato necrofilo, dichiarato colpevole e condannato a morte, condanna poi convertita a carcere a vita. Durante un trasferimento in un ospedale (si era infilato un barattolo di minestra nel retto), Moseley malmenò un guardiano e prese cinque ostaggi e ne assaltò sessualmente uno prima di essere catturato. Il 9 settembre del 1971 partecipò alla rivolta della prigione di Attica, a New York dove è tuttora detenuto; quando per l’ennesima volta gli venne negata la libertà vigilata egli, nella sua arringa cercò di difendersi affermando che “per una vittima all’esterno, è questione di una volta, di un’ora o di un minuto, ma per una persona in galera è per sempre” (Joe Mahoney,”New York Daily News”, 4 febbraio 2006.)

I giornali dell’epoca non tardarono a dipingere questa tragedia come esempio di insensibilità della popolazione di New York, ma successivamente qualcuno iniziò a porsi altre domande.

Due settimane dopo l’assassinio, il 27 marzo 1964, apparve sul New York Times un articolo di un giornalista di nome Martin Gansberg intitolato “Trentotto che hanno visto l’omicidio non hanno chiamato la polizia” ove veniva riportata la testimonianza di un personaggio non identificato che, pur avendo visto parte dell’attacco, esitò a sollecitare il vicino a chiamare la polizia, per paura di “restare coinvolto”, affermazione comune a tutti e 38 i testimoni (citare Martin Gansberg, “Thirty-Eight Who Saw Murder Didn’t Call the Police,” New York Times, 27 marzo 1964).

Ancora più sconcertante è il fatto che un uomo alzò il volume della radio per non sentire le urla (citare Harlan Ellison, Harlan Hellison’s watching) e che dieci anni dopo l’omicidio della Genovese, nello stesso luogo, vi fu un’altra vittima e anche in questo caso i vicini dissero di aver sentito grida e “feroci colluttazioni” e di non aver fatto nulla (citare Robert D. McFadden, “A Model’s Dying Screams Are Ignored At the Site of Kitty Genovese’s Murder”, New York Times 27 dicembre 1974).

Questi casi diedero il via ad indagini di psicologia sociale svolte inizialmente da Bibb Latané e John Darley, i quali cercarono di studiare le motivazioni per cui sovente le persone evitano di intervenire in caso di emergenza. I risultati dei loro studi, pubblicati nel libro “The unresponsive bystender: why doesn’t they help?” gettarono le basi su concetti esplicativi quali l’ignoranza pluralistica e la diffusione di responsabilità.

Il fenomeno della diffusione della responsabilità passò alla storia come spiegazione a ciò che accade  in contesti del genere: ogni individuo delega la responsabilità d’intervento ad altri individui e la sua inattività è giustificata dalla inattività degli altri, pertanto il dubbio sull’eventualità di intervenire o meno viene soffocato dalla delega della propria responsabilità. Un’ottima rassegna delle maggiori scoperte e invenzioni del mondo della psicologia le potete trovare nel libro Le scoperte e le invenzioni della psicologia (Sirigatti S., Stefanile C., Nardone G,) Ed. Ponte alle Grazie.

Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

Riceve a: Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

Tel.: 3333763710 e-mail: desantisgiulio@gmail.com

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Comments
2 Responses to “Effetto spettatore di Giulio De Santis Psicologo Milano – Bologna – San Benedetto del Tronto”
  1. Alessandro Bartoletti ha detto:

    Diffusione della responsabilità o irresponsabilità diffusa?
    Ottimo articolo!

    Mi piace

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