Virginia Satir – di Giulio De Santis -Psicologo Milano-Bologna-San Benedetto del Tronto

Virginia Satir

«Lascia che il tuo Io entri intimamente in comunicazione con tutte le tue parti. Liberati, per poter avere delle possibilità e per usare queste possibilità liberamente e creativamente. Per sapere che qualunque cosa sia stata nel passato, è stata il meglio che potevamo fare. Poiché essa rappresentava il meglio di ciò che sapevamo, essa rappresentava il meglio della nostra coscienza. Man mano che la nostra coscienza si amplia, e noi diventiamo più consapevoli, entriamo anche più in sintonia con noi stessi. E entrando in sintonia con noi stessi, possiamo entrare in sintonia con gli altri»

(Satir, Banmen, Gomori, 1991)

La convinzione della Satir era che l’elevazione della coscienza interna ed esterna è un ingrediente fondamentale per lo sviluppo di individui, famiglie e comunità sani.

Nel suo primo lavoro professionale, in qualità di insegnante elementare, Virginia andò a far visita alle famiglie degli alunni per renderle parte attiva nello sforzo dei figli per il raggiungimento di risultati sempre migliori. Queste visite la misero di fronte a una molteplicità di problemi e il suo desiderio di lavorare direttamente con essi al indusse ad iscriversi ad un programma di attività sociale. La sua prima esperienza in questo senso avvenne in un orfanotrofio. Capì che la psicoanalisi era inefficace quando si trattava di affrontare le ferite precoci di questi bambini. Cominciò così il suo lavoro con i problemi preverbali e dell’attaccamento, occupandosi delle questioni rimaste irrisolte nel profondo del loro essere. Scoprì che l’abbraccio era molto più efficace di infinite ore di colloqui terapeutici.

Il suo desiderio di accrescere la propria conoscenza sulla terapia familiare la portò, nel 1959, al Mental Research Institute. Virginia era la sola donna in un gruppo di ricercatori uomini. Poiché era la più attiva nel lavoro clinico e di formazione, divenne didatta. Pur condividendo l’entusiasmo dei suoi colleghi per un modello basato sulla comunicazione come mezzo per comprendere ed interrompere le disfunzioni familiari, Virginia sentiva sempre che il livello interno di autostima era un ingrediente chiave nel conflitto tra comunicazione congrua e comunicazione incongrua. Il suo lavoro all’M.R.I. culminò con la pubblicazione, nel 1964, di un libro, Conjoint family therapy che, alla sua terza edizione, regna ancora come uno dei testi classici nel campo della terapia familiare, avendo posto le basi per l’integrazione del sé, della comunicazione e della famiglia, essenziale per comprendere ed intervenire.

La sua strada la portò, nel 1963, a Esalen, il famoso centro a Big Sur, in California dove incontrò gran parte dei principali esponenti del movimento per l’accrescimento del potenziale umano come Perls, Rolf, Berne, Lowen e tanti altri. Virginia ha trattato con riverenza i meccanismi di sopravvivenza in quanto rappresentavano la possibilità del sopravvissuto di affrontare problemi impegnativi. Poiché queste reazioni rappresentavano il modo migliore di cui il protagonista fosse a conoscenza per affrontare un pericolo, esse spesso si riproponevano tali e quali per pericoli simili; è per questo che ella usava dire: “Il problema non è il problema, il modo di affrontarlo è il problema”, affermazione dalla quale si capisce chiaramente il riferimento al modello della Scuola di Palo Alto.

Per attuare il cambiamento, Virginia usava la scultura, lo psicodramma, la bioenergetica, la terapia Gestalt, la fantasia guidata, la metafora e molti altri metodi sperimentali empirici perché credeva che un approccio multi-sensoriale facilitava al meglio la rieducazione.

Satir ha creato una tecnica chiamata Ricostruzione Familiare, attraverso la quale cercava di promuovere nuove facoltà di apprendimento drammatizzando i concetti in modo tridimensionale; si trattava di una sorta di viaggio psicodrammatico attraverso momenti nodali transgenerazionali.

Per la sua portentosa facoltà di inquadrare le circostanze più pressanti Virginia ricevette notorietà attraverso Grinder e Bandler, i due ricercatori che frequentarono l’M.R.I e che fondarono la NLP (Neuro Linguistic Program) sebbene rimase diffidente dalle tecniche da loro usate: “Quello che mi ha colpito è che il mio lavoro è stato preso, senza cuore e senza anima, e utilizzato come un mezzo di manipolazione” (Satir, Banmen, Gomori, 1991).

Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

Riceve a: Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

Tel.: 3333763710 e-mail: desantisgiulio@gmail.com

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