Jay Haley – di Giulio De Santis -Psicologo Milano-Bologna-San Benedetto del Tronto

Jay Haley

Il suo pensiero prende le mosse fondamentalmente da due autori: il pensiero di Gregory Bateson che egli reputava il suo maestro e il lavoro di Milton Erickson che portò allo sviluppo della terapia strategica in quella che poi si chiamerà la terapia familiare strategica di Jay Haley.

Haley entra quasi fortuitamente nel progetto Bateson dal suo inizio (1952-62) ed insieme agli altri del gruppo iniziò le ricerche sull’applicazione della teoria dei tipi logici alle comunicazioni più varie: il gioco delle otarie allo zoo, il training per i cani dei ciechi, l’analisi di film popolari, l’insalata di parole nella psicosi, che lo fece giungere alla conclusione che la confusione dei tipi logici nella comunicazione (contraddizioni allo stesso livello, incongruenze a livelli diversi del discorso) porta a patologia e difficoltà nelle reazioni diadiche.

Il gruppo si occuperà poi della comunicazione all’interno di un sistema con un membro schizofrenico, porrà l’enfasi sui conflitti nei livelli di apprendimento e proporrà il concetto del doppio legame dove c’è un’ingiunzione, una seconda ingiunzione in conflitto con la prima e una terza che impedisca di abbandonare il campo. Fu ciò che permise nel 1959 ad Haley di scrivere l’articolo “La famiglia dello schizofrenico, un sistema modello” in cui l’interazione non è più considerata solo come situazione comunicativa diadica ma come modello descrittivo di un sistema familiare in cui interagiscono tre protagonisti. Il gruppo di Bateson a Palo Alto elaborò infatti questo modello assolutamente rivoluzionario per descrivere le relazioni e per differenziare le famiglie con un membro schizofrenico dalle altre e propose la schizofrenia come modalità adattiva all’interno di quei sistemi familiari regolati da particolari interazioni comunicative; da qui in avanti si parlerà dell’omeostasi familiare. Il tentativo del gruppo era quello di abbinare un particolare modo di comunicare con una specifica sintomatologia, negli stessi anni Haley iniziava a portare avanti l’idea dell’ineluttabilità del controllo come meccanismo diadico e poi familiare di calibrazione e feedback nelle relazioni.

L’idea del potere e del controllo diventeranno il tema dominante delle teorizzazioni di Jay Haley, che propone un approccio comunicazionalista al comportamento in qualche modo inizialmente fedele ai dettami del comportamentismo. Fu comunque sull’idea del potere che si interruppe la collaborazione con Bateson; Haley identifica la quantità di potere che una persona permette ad un’altra di avere su di lei come il problema centrale dell’esistenza umana. Per Bateson non esiste nelle persone questo bisogno di controllo, non è necessaria la metafora del potere nelle relazioni umane, sostenere che ci siano bisogni di potere negli individui è per lui epistemologicamente errato perché identifica un modo di descrivere di tipo lineare: il potere è negli occhi di chi guarda, si tratta di una metafora coniata da un osservatore per spiegare e comprendere un modo di segmentare gli eventi né vero né falso che però tende ad autoconvalidarsi; non è il potere ma l’idea del potere che corrompe.

Haley iniziò quindi a mettere le basi per un processo clinico molto lontano dalla prassi psicoanalitica e con il suo “The power tactics of Jesus Christ” (1969) propone un libro molto trasgressivo per quei tempi, esplicitamente avverso alla terapia dominante.

Il secondo mentore e maestro di Haley fu Milton Erickson, per il quale si è proposto a teorizzatore della sua pratica. Dalla esposizione al suo lavoro ipnotico Haley trarrà un’idea strategica della terapia; da Erickson Haley ha mediato l’idea del terapeuta non tanto come pedagogo quanto come provocatore e catalizzatore di cambiamento, capace di fare piani per condurre attivamente il paziente dove lui pensa debba arrivare, avvalendosi anche della prescrizione del sintomo, paradossi, metafore e tutti gli altri metodi che utilizzava Erickson evitando però di riporre la stessa fiducia negli individui che riponeva Erickson, concentrandosi soprattutto su tattiche e strategie di resistenza al cambiamento.

Prendendo le distanze dall’ipnosi, continuò a coltivare il suo percorso clinico all’interno dell’M.R.I., dove collaborò insieme a Weakland occupandosi dello studio della ragione dell’insorgenza dei problemi; la domanda alla quale rispondere era a quale pattern di comunicazione interattiva questa forma di comportamento patologico avrebbe potuto costituire una risposta adeguata.

Partendo dal proposito di aiutare le persone a comunicare meglio, le premesse base del gruppo definiscono i comportamenti come il risultato di un’interazione comunicativa all’interno di un sistema e i problemi/sintomi conseguenza comportamentale di un comportamento indesiderato che non cambia e che li perpetua nel tempo.

Il lavoro preso da Milton Erickson si mischia a quello del gruppo di Palo Alto con la teoria dei sistemi e quindi gli insegnamenti di Bateson come cornice esplicativa.

Nel 1962 Haley diventò il primo direttore della rivista Family Process e viene riconosciuto dalla comunità come il più grande esperto del movimento sistemico applicato alla terapia familiare.

In seguito Haley si fece influenzare dalla teoria strutturale di Minuchin e iniziò a considerare la famiglia come unità essenziale di analisi per poi prendere definitivamente le distanze dal modello di Palo Alto e proporre un modello strategico “suo” creando una teoria di problem solving che sviluppò a partire dalla sua partecipazione a Philadelphia (città nella quale si trasferì) ai training organizzati dall’Institute of Family Counseling in cui insegnò e fece opera di supervisione e l’Institute of Teachers of Family Therapy.

Il modello di problem solving è un ponte tra quello strutturale e quello strategico. Haley insiste sulla necessità non tanto di focalizzarsi sulla sequenza comportamentale che ruota attorno al problema quanto di identificare le sequenze comportamentali triadiche e descrive le configurazioni triadiche più usuali (triangoli perversi rigidi). Altra differenza rispetto al modello di Palo Alto è la convinzione che il processo di cambiamento passi attraverso fasi e diverse organizzazioni patologiche prima di arrivare ad un funzionamento normativo; terzo aspetto è l’attenzione al rispetto dei confini gerarchici come garanzia del buon funzionamento familiare. Nelle famiglie patologiche infatti esiste una doppia gerarchia, una ufficiale ed un’altra che squalifica la prima. Il terapeuta, secondo Haley, può contribuire al peggioramento del funzionamento familiare attraverso interventi irrispettosi delle gerarchie.

Si può tentare di riassumere il modello di problem solving di Haley in quattro punti fondamentali:

  • Il terapeuta determina attraverso la definizione del problema la possibilità o meno di rendere una situazione evolutiva; la diagnosi diventa parte del problema, tanto che il clinico stesso viene considerato sia parte del problema che parte della risoluzione ed è responsabilità del clinico definire il problema in modo che possa venir risolto;
  • Tutto il processo terapeutico include sia un’indagine puntuale sul problema presentato sia sui cambiamenti desiderati;
  • L’attenzione del ruolo del clinico come agente responsabile del cambiamento: suo compito è quello di dare direttive chiare e precise, di ottenere che le persone si comportino nella maniera desiderata; per fare questo il terapeuta potrà spiegare e rispiegare quali siano le sue aspettative. Si tratta di un ruolo di agente esterno, di metaregolatore direttivo dei comportamenti e delle regole.
  • Il problema viene considerato una metafora del gioco in atto ad un triplice livello ; la metafora viene riferita alla vita psichica del singolo, al suo contesto familiare e a quello sociale. I sintomi sono quindi una metafora di problemi e conflitti di potere in altre relazioni e sono considerati come comportamenti volontari sotto il controllo della persona che li compie. I sintomi inoltre non si sviluppano a caso ma sempre nei momenti di crisi che coincidono con il passaggio della famiglia da uno stadio all’altro del ciclo vitale (Telfener, 2003, pp. 103-113).

Nel 1975 Haley sposa Cloé Madanes, a sua volta terapeuta, con una formazione analitica ma molto interessata al modello strategico, nel 1976 si sposta a Washington dove dà vita al Family Therapy Institute, istituto dove viene organizzata una intensa attività di formazione, con Haley nella veste di supervisore

Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

Riceve a: Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

Tel.: 3333763710 e-mail: desantisgiulio@gmail.com

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