Via dalla morsa del panico: la terapia breve strategica modello Nardone – di Giulio De Santis, Psicologo a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

 

panico terapia strategicaAnsia, groppo in gola, tachicardia, sudorazione, affanno nel respirare, paura di impazzire e perdere il controllo o di morire, paura che i soccorsi non arrivino in tempo e che tutti scoprano quanto si è vulnerabili. Dal primo attacco di panico cambia tutto. La sicurezza durante una passeggiata è solo un lontano ricordo, la spensieratezza di un drink in compagnia un miraggio sempre più distante, un’ombra sinistra è sempre dietro l’angolo pronta a tendere un agguato quando meno lo si aspetta. Si inizia a chiedere aiuto, a socializzare il problema, ad evitare le situazioni rischiose, si ricorre a rimedi più o meno naturali che diventano una sorta di talismano tanto rassicurante quanto limitante, un’arma a doppio taglio, la più pericolosa. Il medico dice “è tutto nella testa, non è niente! Rilassati e non ci pensare!” Gli amici assistono ma non capiscono, le pagine dei social dedicati all’argomento sono solo un rifugio per non sentirsi soli, in realtà lo si è, senza nemmeno sentire la più remota possibilità di un ritorno alla vita di una volta. Si provano farmaci, psicologi, psicoterapie più o meno lunghe, ci si abbandona allo specialista consigliato confidando nel suo talento e nei suoi metodi che a volte funzionano, altre no. Quest’ultimo è il caso più triste, quello che più di ogni altro mi ha spinto in passato ad intrufolarmi nei blog sull’argomento, nei social, nei gruppi di auto aiuto, solo per proporre qualcosa di diverso, qualcosa che so che funziona, affinché quelle righe di dolore che ogni giorno leggevo scomparissero per sempre e le persone tornassero a vivere una vita che valesse la pena vivere. Mai fui così deluso come dalle risposte disperate di chi le aveva già tentate tutte e, ormai demoralizzato, si faceva preda di un destino non deciso. Iniziai a scrivere nel mio blog, così che le persone con ancora qualche speranza riuscissero a vederne una in un metodo nato proprio dallo studio di questo disturbo, in un protocollo di trattamento tanto semplice quanto geniale che è in grado di risolvere questo e altri tipi di problemi in tempi brevi, basato su tecniche specifiche e manovre costruite ad hoc intorno all’originalità di ciascuna persona, le stesse persone che riempiono di dolore le pagine dedicate all’argomento. Anche oggi ho deciso di fare lo stesso in questa sede, cercando di descrivere cosa accade in noi quando siamo in preda al panico. Ebbene, è del National Institute of Mental Health la ricerca che dimostra come davanti ad uno stimolo ansiogeno un canale attivi la parte più arcaica del nostro sistema nervoso centrale: è l’ansia “buona”, quella che ci ha permesso di sopravvivere nelle ere, quella senza la quale la specie umana si sarebbe estinta molto tempo fa, quella che ci permette di scappare o di attaccare nel giro di una frazione di secondo e che ci salva la vita permettendoci di superare un pericolo nelle situazioni limite o di svolgere una buona performance agonistica. In alcune persone, in genere quelle che a causa dall’ambiente in cui sono cresciute, dell’educazione che hanno ricevuto o del proprio patrimonio genetico sono portate più di altre ad attuare strategie di controllo, un altro canale attiva la parte più moderna la quale, abituata in questi individui a controllare più che in altri, cerca di controllare anche la reazione sana, l’ansia buona. Da qui nasce un’escalation di controlli che fanno aumentare l’ansia anziché diminuirla, è come se la parte moderna dimenticasse che è grazie all’ansia buona che siamo sopravvissuti, cerca così di controllarla sfociando in quello che è tecnicamente chiamato il paradosso fisiologico del controllo che fa perdere il controllo. Qual è la soluzione? La soluzione ad un paradosso non può essere che un contro-paradosso! La logica della soluzione deve rispecchiare la logica del problema per cui gli esercizi che si chiede di fare sono orientati all’apprendimento di tecniche in grado non solo di combattere il problema sul nascere, ma anche di acquisire degli strumenti in grado di gestire e annullare l’attacco di panico proprio cercando di aumentarlo rispecchiando l’antica saggezza dello “spegnere il fuoco aggiungendo la legna”. Così facendo il panico non è più un nemico da temere e con lui sparisce anche la paura della paura: il circolo vizioso finalmente si spezza in favore di uno virtuoso, il panico diventa solo un brutto ricordo e l’incubo di soffrirne svanisce insieme a lui.

Quella che potrebbe sembrare una banale e bizzarra soluzione è in realtà ciò che proponiamo di fare attraverso degli strumenti insegnati per apprendere e acquisire nuove spontaneità in grado di cambiare la maniera attraverso la quale si osserva il mondo, non attraverso l’assunzione di una sostanza esterna, ma attraverso delle esperienze di vita reale che cambiano le modalità di reazione di fronte ad uno stimolo, un modo di risolvere un problema assumendosi la responsabilità del cambiamento in prima persona e costruendolo passo dopo passo, in un percorso impegnativo non privo di ostacoli ma che porta verso la liberazione rapida dalla gogna asfissiante di uno dei peggiori e diffusi disturbi attualmente conosciuti nella pratica clinica.

Buon viaggio,

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Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

riceve a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto (AP)

Tel.: 3333763710 e-mail: desantisgiulio@gmail.com

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bibliografia

Nardone G., (2003), Non c’è notte che non veda il giorno, Milano: Ponte alle Grazie

Nardone G., Paura, panico, fobie, Milano: Ponte alle Grazie

Nardone G., (2000), Oltre i limiti della paura, Milano: Rizzoli

Nardone G., Psicosoluzioni, Milano: Ponte alle Grazie

Nardone G., (2013) Psicotrappole, Milano: Ponte alle Grazie

Nardone G., (2016) La terapia degli attacchi di panico, Milano: Ponte alle Grazie

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