Gregory Bateson e i progetti di ricerca – di Giulio De Santis -Psicologo Milano-Bologna-San Benedetto del Tronto

Gregory Bateson e i progetti di ricerca

Gregory Bateson è nato nel 1904 in Inghilterra. Figlio di un famoso genetista (William Bateson, il primo a coniare il termine “genetica”), studiò biologia e antropologia a Cambridge. Nei primi anni Trenta iniziò a lavorare sul campo, in Estremo Oriente, centrando subito i suoi interessi di antropologo sui nessi tra cultura e natura umana, storia e biologia. Nel 1932 conobbe, in Nuova Guinea, Margaret Mead che sposò nel 1935. Del suo lavoro di antropologo rimangono due libri: “Naven” (del ’36) e “Il carattere balinese”, scritto nel 1942 insieme alla moglie. Ma il contributo maggiore Bateson lo ha dato al dibattito in campo psichiatrico ed epistemologico, influenzando psichiatri come Ronald D. Laing e fisici teorici come Fritjof Capra.

Un freddo giorno di gennaio, nel 1954, Jackson stava tenendo un seminario sul concetto di omeostasi familiare al Veterans Administration Hospital a Menlo Park, in California. Gregory Bateson era nel pubblico e alla fine del discorso si incontrarono. Bateson capì che il lavoro di Jackson era correlato alle ricerche che egli stesso stava svolgendo insieme a Jay Haley, John Weakland e William Fry. Il risultato di questo incontro fu che Jackson divenne presto membro di quello stesso staff di ricerca. Questo portò Bateson ad essere considerato strettamente legato al gruppo di Palo Alto e alle ricerche da esso svolte a partire dai primi anni Cinquanta nel campo della comunicazione umana.

Nel 1962 avvenne il distacco dall’esperienza di Palo Alto accompagnata da una polemica, da parte sua, rivolta a quella che venne definita “la metafora del potere”: la necessità, sostenuta da altri membri del gruppo tra cui Jay Haley, che il terapeuta-osservatore-esterno esercitasse un controllo unilaterale sul sistema-familiare-osservato. Ma questo non fu il solo punto di discordia.

Egli diede anche il suo contributo alle nascenti teorie sulla cibernetica, attraverso la sua partecipazione – tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Cinquanta – alle famose conferenze della Josiah Macy Jr. Foundation.

Gregory Bateson è morto nel 1980, a San Francisco; cremato per suo espresso desiderio presso una comunità Zen, filosofia alla quale aveva aderito negli ultimi anni d vita.

Tra il 1953 e il 1962, il periodo in cui Gregory Bateson frequentava L’M.R.I., fu condotta una fra le più importanti e influenti serie di progetti di ricerca mai condotte nel campo delle scienze comportamentali.

Prendendo come base concettuale la teoria dei tipi logici di Russell e Whitehead, il focus dell’indagine era concentrato sulla natura dei processi della comunicazione, il contesto e il paradosso.

Accennando brevemente la teoria dei tipi logici, si può citare un suo assioma fondamentale che afferma che «qualunque cosa presupponga tutti gli elementi di una collezione, non deve essere un termine della collezione», come sostengono Whitehead e Russell nella loro opera “Principia Matematica” (Whitehead, North,Russel, 1910-1913, p. 37). Dovrebbe essere subito chiaro che il genere umano è la classe di tutti gli individui, ma non è esso stesso un individuo. Qualunque tentativo di trattare l’uno nei termini dell’altro è destinato a generare confusione e paradossi. Come fa rilevare Bateson (Bateson, 1972)la forma di cambiamento più semplice e più comune è il movimento, cioè il cambiamento di posizione. Ma lo stesso cambiamento può essere sottoposto al cambiamento (ad es. accelerazione o decelerazione) e in tal caso si ha il cambiamento di un cambiamento (o metacambiamento) di posizione. A un livello ancora superiore esiste un cambiamento di accelerazione (o di decelerazione) che equivale a un cambiamento di cambiamento di cambiamento (o metametacambiamento) di posizione. Va anche detto che il cambiamento implica sempre il livello immediatamente superiore: per passare, ad esempio, dall’immobilità al movimento, è necessario compiere un passo fuori dalla struttura teorica dell’immobilità. Il concetto di movimento non si può produrre e tanto meno trattare dentro tale struttura; qualunque tentativo di trascurare questo assioma basilare della teoria dei tipi logici genera, ancora, confusione e paradossi (Erickson, 1974).

La prima sintesi del progetto di ricerca di Bateson e del suo team, fu l’articolo “Attraverso una teoria della schizofrenia”, pubblicato nel 1956. Nei dieci anni in cui lavorò unitamente, il gruppo produsse più di settanta pubblicazioni tra articoli e capitoli di libri. Fu un approccio rivoluzionario nella conoscenza del comportamento umano e nel gettare le fondamenta sulle quali si sono basate la teoria della comunicazione umana (interazione) e la maggior porte delle teorie all’interno del campo della terapia di coppia e della famiglia:

«la premessa fondamentale qui proposta e che per andare avanti nella ricerca, la struttura dell’indagine dovrebbe essere conforme all’oggetto dell’indagine. Da quando l’indagine scientifica è un processo circolare – non conosciamo la natura dell’oggetto di ricerca in anticipo , o non si ha bisogno di una indagine – questa diventa un obiettivo approssimativo, molto più vicina ai concetti; i metodi e le operazioni sono ridefiniti durante il lavoro. Comunque [le caratteristiche fondamentali della] la comunicazione e il comportamento hanno già delle corrispondenze con le implicazioni generali dell’indagine. Queste includono (1) Il focus della ricerca sul comportamento direttamente sulla comunicazione osservabile – con la considerazione che i messaggi importanti ed osservabili potrebbero risultare molto sottili e difficili da rilevare. (2) Considerare che quando si ha a che fare con gli aspetti influenti della comunicazione, l’”informazione” è solo una. (3) Tenere a mente che anche i “fatti” più difficili e i messaggi più definiti sono soggetti a differenti interpretazioni. (4) Attenzione alle complessità, incluse le contraddizioni, nelle situazioni di comunicazione – anche se queste possono in un primo momento essere caratterizzate solo approssimativamente, come inappropriate atomizzazioni e ultrasemplificazioni per adattarsi a strumenti osservativi e statistici già disponibili. (5) Soprattutto, attenzione all’intero sistema coinvolto in ogni interazione comunicativa, anche quando questo significa che lo sperimentatore o l’osservatore deve tenere conto di se stesso come interagente con il suo oggetto.» (Weakland, 1967, p. 2)

Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

Riceve a: Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

Tel.: 3333763710 e-mail: desantisgiulio@gmail.com

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