Senso di colpa e abbandono – di Giulio De Santis, Psicologo a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

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Il senso di colpa è un tema molto caro al mondo della psicologia, spesso associato a rapporti ambivalenti con i genitori diventa argomento di discussione quando si parla di educazione dei figli o di strutturazione della personalità. “Siccome ti sei comportato male la mamma è dispiaciuta” “La mamma sta male per colpa tua” “L’ho fatto apposta per te e tu mi tratti così?” “Quando fai così mi fai stare male”. Sovente queste frasi rappresentano l’ultima spiaggia quando si cerca di insegnare ai figli le buone maniere, ma, ahìnoi, sono anche le responsabili non solo dell’inizio di un meccanismo che porterà il bambino ad un senso di insicurezza per paura di far star male gli altri, ma anche del verificarsi di un fenomeno di cui il mondo farebbe volentieri a meno: i ricatti morali. Ci sono miliardi di modi differenti per educare i figli senza utilizzare i ricatti morali. Talvolta li si fanno senza accorgersene, come una sorta di virus che ci è stato tramandato a sua volta dai nostri genitori, come se i nostri figli dovessero fare le cose per fare un piacere a noi e non a loro stessi. Altre volte il senso di colpa diventa il filo conduttore di una vita a causa di un disturbo post traumatico da stress dovuto per esempio alla perdita improvvisa di una persona cara e alla impossibilità di chiarire con lei delle cose che rimarranno sospese a vita, o peggio ancora quando la sua morte è collegata a qualcosa che noi avremmo potuto evitare. Il macigno della colpa sarà una condanna da portare dietro ovunque saremo e tenderemo sempre ad interpretare i malanni degli altri come provocati da noi e, nei casi in cui realmente dipendono da noi, tenderemo a chiedere continue rassicurazioni o a difenderci con un’aggressione preventiva, facendo sentire in colpa l’altra persona. Il più delle volte l’altra persona in causa non ha nulla da rimproverare a nessuno, ma chi è divorato dal senso di colpa pensa sempre che ci sia qualcosa che sta minando la sua integrità morale e la sua identità. Che si dia la colpa agli altri o a se stessi comunque si è costantemente alla ricerca di un alibi che ci scagioni da un processo che la mente costantemente fa a noi stessi, come se i nostri genitori fossero ancora lì presenti a giudicarci e a ricattarci perché in qualche modo non andiamo bene. Spesso genitori freddi sono responsabili di un rapporto genitori-figli ambivalente nel quale i figli ricercano costantemente la loro approvazione con l’infelice certezza di non essere e non fare mai abbastanza, talvolta di non esistere nemmeno; inutile dire che tutto ciò alimenterà le insicurezze del figlio che cercherà di conquistare la stima dei genitori con carriere brillanti, beni di lusso e partner invidiabili, così da dimostrare di meritare un po’ del loro amore senza però essere in grado di godere degli obiettivi raggiunti. Si scatena così una sorta di perversione e come in tutte le perversioni, il piacere e il dolore si uniscono: da una parte il senso di onnipotenza che crea l’illusione di essere sempre responsabile delle disgrazie e che permette di esercitare così una sorta di controllo sugli altri, dall’altra un senso di dipendenza dagli altri che non consentirà di creare una propria dimensione con un’identità ben strutturata e non farà altro che alimentare l’angoscia di abbandono. Già, perché l’altro grave effetto collaterale del senso di colpa è l’incapacità di stare bene da soli e la voglia di cercare qualcuno per evadere dalla solitudine, per finire con lo scegliere il partner-oggetto che nulla ha a che fare con un sincero legame d’amore, ma più con la soddisfazione di un bisogno di sicurezza che non si ha il coraggio di cercare dentro di sé. Peggio ancora si cerca un partner con le stesse ferite mai guarite, così da creare un legame basato sul mutuo soccorso e, si sa, due cose fatte male non si possono trasformare in una fatta bene e si finirà col dare la colpa a qualcosa come il mondo, un dio, la società o se stessi. Dopotutto, come insegna Giorgio Nardone, “Il senso di colpa è l’ultima forma di innocenza che ci rimane”.

Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

riceve a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto (AP)

Tel.: 3333763710 e-mail: desantisgiulio@gmail.com

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