Se non vinco non gioco – di Giulio De Santis, Psicologo a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto

se non vinco non gioco

Molte persone vivono una vita all’insegna di questa frase: “se non vinco non gioco”, senza pensare che in realtà la chiave di volta nella loro vita sarebbe proprio l’opposto, “se non gioco non vinco”. Già, perché se ci mettiamo nell’ottica che dobbiamo essere sicuri al 100% di vincere prima di iniziare a giocare, il più delle volte ci ritroveremo in mano un pugno di mosche per il semplice motivo che, in verità, mai si può essere sicuri di ciò. Sebbene i testi di motivazione personale tendano a cercare di motivare e convincere le persone ad avere fiducia in se stessi prima di conquistarla, l’infelice realtà dell’ansia da performance dimostra inevitabilmente il contrario: più ricerco la certezza della vittoria e più mi controllo, più mi controllo e più inibisco le mie risorse. Questo è vero nello sport, nella musica, negli esami, nei rapporti sessuali, in amore, nelle relazioni in generale e in tutte quelle situazioni nelle quali è prevista una performance o una scelta importante. Per lo stesso motivo molti top manager evitano di delegare e non fanno altro che limitarsi a controllare tutto, sperimentando inevitabilmente il fallimento della leadership proprio perché trascurano il lato della delega, indispensabile per acquisire la fiducia dei propri subalterni. Nelle relazioni sentimentali è il guaio di coloro che, pur di non mettersi in gioco con persone delle quali non si ritengono all’altezza, ripiegano su quelle persone più rassicuranti e innocue, salvo poi il lamentarsi perché non trovano mai la persona giusta. Allo stesso modo il mondo dello sport è pieno di mancati talenti che rinunciano ad una carriera brillante proprio perché decidono di fuggire le battaglie più importanti poiché non in grado di affrontare l’eventuale fallimento. Lo stesso meccanismo si osserva nello studente che ha il blocco da esame: anche quando si è studiato tutto alla perfezione l’ombra sinistra della bocciatura è l’unico scoglio sul quale aggrapparsi per fuggire alle proprie responsabilità e scampare l’eventuale fallimento. Così il ricercatore rinuncia alla presentazione davanti ad un vasto pubblico per paura di essere attaccato sui propri risultati fingendo un malanno e ripetendo in tal modo un copione che spesso i genitori hanno permesso che utilizzasse fin da bambino, lo studente rimanda l’esame (spesso l’ultimo) o la tesi, il calciatore sceglie di giocare in una serie meno prestigiosa, lo scrittore ha il blocco da pagina bianca e così via: la spada di Damocle del fallimento è pronta a cadere dritta in testa e la paura di mettersi in gioco è troppa per poterci provare.

La terapia Breve Strategica ha molte frecce al suo arco per aiutare disagi di questa tipologia, spesso però persone con queste problematiche giungono in terapia quando il blocco è già in atto da molto tempo e già molte sono state le rinunce, il cambiamento è comunque possibile, ma la cosa migliore sarebbe decidere di farsi aiutare non appena ci si accorge che si sta perdendo del tempo prezioso, così da evitare di realizzare l’adagio di Pessoana memoria “Mi porto addosso le ferite delle battaglie evitate.”

Dr. Giulio De Santis

PSICOLOGO – PSICOTERAPEUTA

Specialista in

PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA

Affiliato al CTS di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone

Coordinatore CTS – Bologna

riceve a Milano, Bologna, San Benedetto del Tronto (AP)

Tel.: 3333763710 e-mail: desantisgiulio@gmail.com

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